S.M.K. stampato sulle maglie e … il giorno della memoria
16783
post-template-default,single,single-post,postid-16783,single-format-standard,bridge-core-2.0.3,qode-page-transition-enabled,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-28.5,qode-theme-bridge,disabled_footer_top,wpb-js-composer js-comp-ver-6.8.0,vc_responsive

S.M.K. stampato sulle maglie e … il giorno della memoria

S.M.K. stampato sulle maglie e … il giorno della memoria

Condividi l'articolo:

Spesso ci sentiamo rivolgere la seguente domanda: ma “S.M.” prima di “Kolbe” sta per?? Oggi rispondiamo alla domanda rispolverando un vecchio un vecchio articolo perchè oggi che è il giorno della memoria, ci sembra un buon momento per ricordare la persona a cui il nome della nostra associazione fa riferimento: San Massimiliano Kolbe.

Nato nel 1894 a Zduńska Wolain, in Polonia, con il nome di Raimondo Kolbe. Nel 1910 vestì come novizio l’abito dell’Ordine, assumendo il nome di Massimiliano. In missione per alcuni anni fece ritorno nel 1936 in terra polacca per restarci.

Quando la Polonia venne occupata dai nazisti Kolbe fu arrestato dalle truppe tedesche il 19 settembre 1939 insieme ad altri 37 confratelli. Dopo quasi tre mesi di prigionia, Kolbe venne liberato.

Tornato al convento di Niepokalanów, e trovandolo bombardato in breve tempo lo trasformò in ospedale e asilo per migliaia di profughi. La sua libertà però durò poco.

Il 17 febbraio 1941 Kolbe venne nuovamente e definitivamente arrestato dalla Gestapo. Il 28 maggio 1941 Kolbe giunse nel campo di concentramento di Auschwitz,  dove venne immatricolato con il numero 16670 e addetto al lavoro del trasporto dei cadaveri.

Alla fine di luglio fu trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri erano addetti alla mietitura nei campi. La fuga di uno dei prigionieri causò una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionarono dieci persone della stessa baracca per farle morire nel cosiddetto bunker della fame. Quando uno dei dieci condannati scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalle file dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. In modo del tutto inaspettato, lo scambio venne concesso. Kolbe venne quindi rinchiuso nel bunker del Blocco 11.

Dopo due settimane di agonia senza acqua né cibo 6 dei 10 rinchiusi erano morti di stenti, ma quattro di loro, tra cui Kolbe, erano ancora vivi e continuavano a pregare. La calma professata dal sacerdote impressionò le SS addette alla guardia. Kolbe e i suoi compagni vennero quindi uccisi il 14 agosto 1941 con una iniezione di acido fenico. I loro corpi vennero cremati il giorno seguente, e le ceneri disperse.

Kolbe fu beatificato il 17 ottobre 1971 da papa Paolo VI e canonizzato il 10 ottobre 1982 da papa Giovanni Paolo II.

Il giorno della canonizzazione, papa Wojtyła nell’omelia lo definì «santo martire, patrono speciale per i nostri difficili tempi, patrono del nostro difficile secolo» e «martire della carità». Alla cerimonia era presente anche Franciszek Gajowniczek, l’uomo che aveva salvato dalla morte nel campo di concentramento.

 

La nostra associazione sportiva è chiamata San Massimiliano Kolbe (S.M.K.) in nome di quest’uomo.

Ricordiamo anche che sono già ben 2 le trasferte organizzate in terra polacca, una squadra di calcio nel 2015 ed una di volley nel 2019 hanno infatti partecipato ad “UNA TRASFERTA PER RICORDARE” una trasferta sportivo-educativa dove la visita al campo di concentramento è stata sicuramente il momento più “forte” del viaggio. L’intento è stato quello di trasmettere ai giovani che se a pochi chilometri di distanza dai campi di sterminio nazisti oggi ci si può divertire e giocare a pallone, c’è una speranza per tutto! Il bel gemellaggio con le squadre polacche di Auschwitz  continua e quest’anno le vedrà probabilmente in trasferta da noi.

Oggi, assieme a tutte le vittime dell’Olocausto, vogliamo ricordarci di San Massimiliano Kolbe il cui nome è stampato sulle nostre maglie, con l’augurio e la speranza che la sua testimonianza sia per noi un costante richiamo sia quando scendiamo in campo che in tutte le circostanze della vita.